Introduzione
In questa relazione il mio scopo è di darvi
un'idea generale della ricerca che i miei colleghi ed io abbiamo
condotto nel corso degli ultimi sedici anni. Il nostro proposito
è stato di capire i motivi del ritardato sviluppo cognitivo dei
bambini con sindrome di Down per riuscire a mettere a punto, nel
modo ottimale per loro, strategie e rimedi educativi e
riabilitativi. Il nostro programma di ricerca è stato
continuativo, nel senso che il risultato di uno stadio ci
conduceva al successivo. Alcune delle scoperte più interessanti
sono state fatte per caso, non perché conoscessimo sempre come
porre le giuste domande, ed io spero di riuscire a comunicarvi
quanto questo lavoro sia stato coinvolgente e gratificante.
Illustrerò come abbiamo raggiunto una maggior comprensione delle
specifiche difficoltà d'apprendimento dei bambini con sindrome
di Down e quanto, nel fare questo, abbiamo appreso circa il modo
dinamico e interattivo in cui si sviluppano capacità mentali
quali parlare, leggere e ricordare. Inoltre vi mostrerò che i
nostri risultati potranno anche essere importanti per bambini
affetti da altre disabilità, quali sordità e autismo.
Questo studio è ed è sempre stato un lavoro di
gruppo, non solo con i miei colleghi di Università, le cui
ricerche menzionerò in seguito singolarmente, ma anche con i
genitori ed i bambini oggetto dei nostri studi. In effetti,
questo lavoro è stato iniziato da un genitore.
Background
Ho iniziato ad indagare le capacità mentali
dei bambini con sindrome di Down a Portsmouth nel 1980, dopo
aver ricevuto la lettera di un padre, Leslie Duffen. Egli
descriveva come aveva scoperto che sua figlia Sarah era stata in
grado di cominciare ad imparare a leggere a 3 anni. Sarah era
nata con la sindrome di Down. A 3 anni stava appena iniziando ad
imitare ed a usare singole parole. Leslie insegnò a Sarah a
leggere le parole che voleva fosse capace di usare quando
parlava e notò che Sarah aveva iniziato ad usare le parole
imparate nella forma scritta ad un ritmo più veloce di quelle
sperimentate nella forma parlata.
Quando Leslie mi scrisse nel 1979 Sarah aveva
12 anni. Parlava bene, leggeva e scriveva al livello dei suoi
coetanei e frequentava la scuola media locale unificata. Aveva
sempre, con l'eccezione di un anno, studiato in una scuola
normale, dove veniva considerata eccezionalmente brava per
essere una bambina con sindrome di Down. Il padre era certo che
i suoi eccezionali progressi fossero dovuti al fatto di averle
insegnato a leggere presto e che altri bambini avrebbero potuto
essere aiutati nello stesso modo.
Trovai la lettera di Leslie sorprendente e
intrigante . La sua esperienza con Sarah suggeriva che bambini
con sindrome di Down in età prescolare potessero imparare a
leggere e che la lettura potesse essere la via d'accesso alla
lingua parlata per questi bambini. Nel 1979 i bambini con
sindrome di Down non erano ritenuti per nulla capaci di imparare
a leggere dalla maggior parte dei professionisti (1) e c'era
scarsissima ricerca circa i motivi delle loro difficoltà nella
lingua parlata, sebbene queste fossero allora ben documentate
(2). I bambini con sindrome di Down si riteneva fossero
ritardati nel parlare e che passassero lentamente dalle parole
singole ad espressioni di due parole verso i 5 - 6 anni.
Pochissimi, anche da adulti, progredivano oltre un tipo di
discorso a parole chiave o telegrafico, utilizzando solo
eccezionalmente la più semplice grammatica elementare usata dai
bambini con sviluppo normale all'età di 3 - 4 anni. Visto che
Sarah aveva superato queste aspettative, noi pensammo che le
osservazioni di Leslie meritassero ulteriori indagini.
Con una borsa di studio dell'Associazione
Sindrome di Down nazionale fummo in grado di incaricare un
professore e avviare un programma di ricerca per investigare su
queste ipotesi. Seguimmo i progressi evolutivi di quindici
bambini d'età compresa tra 2 e 4 anni per tre anni, durante i
quali ricevevano da noi un regolare programma di insegnamento a
domicilio.
Joanna, la prima bambina cui cercammo di
insegnare a leggere nel 1980, imparò trenta parole in un mese a
2 anni e mezzo. (L'abbiamo registrato su cassetta per gli
scettici!). Fu subito evidente che quanto osservato da Leslie
con Sarah poteva valere per altri bambini con sindrome di Down e
la Joseph Rowntree Foundation acconsentì a finanziare il nostro
lavoro per un altro anno, a condizione che facessimo un video e
incominciassimo a divulgare il nostro lavoro tra professori e
genitori, ciò che avvenne (3, 4).
Risultati della nostra prima ricerca.
Progressi nella lettura e strategie di
lettura.
Nel nostro progetto di ricerca del 1980,
abbiamo registrato i progressi dei bambini con sindrome di Down
nella lettura e mentre all' inizio eravamo molto sorpresi per la
velocità e l'esattezza delle loro performance (come illustrato
chiaramente nel video di Joanna menzionato prima), ci stupirono
ancora di più alcuni degli errori che incominciammo a notare.
Ci aspettavamo che i bambini facessero errori
visivi, per esempio confondessero parole d'aspetto simile come
"hair" e "rain" o "this" e "shoe". Questo è il genere di errori
rilevati nelle performance iniziali di tutti coloro che hanno
cominciato a leggere secondo il metodo "guardare e parlare" e li
trovammo nella performance dei nostri bambini.
Non ci aspettavamo invece l'altro tipo
costante di errore che osservammo quando i bambini leggevano
parole singole, l'errore semantico. Qui la parola che il bambino
pronuncia ha lo stesso significato della parola che sta
guardando, ma non ha alcuna somiglianza visiva. Per esempio il
bambino guarda la parola stampata "shut" e dice "closed", oppure
vede "porto" e dice "nave". Questi errori semantici ci
eccitarono per due ragioni.
Per prima cosa, rivelavano che i bambini
decodificavano la parola scritta per il significato e che non
sparavano a caso una risposta senza significato, come alcuni
nostri critici sostenevano. Leggevano singole parole perciò non
disponevano di elementi che li aiutasse ad individuarne il
significato, come avrebbero fatto un quadro o un pezzo di frase.
Dovevano avere decodificato la parola scritta attraverso il
significato e quindi avevano pensato ad una parola collegata per
il suo significato alla parola target presente sulla carta.
Come secondo fatto, gli errori dimostravano
che il cervello può andare direttamente dalla parola scritta al
significato, senza trasformare l'immagine visiva della parola
dapprima nella sua forma parlata e accedere successivamente al
significato. Nel 1982 i teorici della lettura stavano ancora
discutendo se il cervello in fase di sviluppo fosse
effettivamente in grado di fare questo, dal momento che errori
semantici erano stati osservati solo nella lettura di adulti con
danni cerebrali descritti come dislessici gravi (5, 6). I nostri
bambini stavano dimostrando che questo era possibile e le nostre
registrazioni provocarono allora un grande entusiasmo. I primi
esempi resi noti di bambini non disabili che facevano errori
semantici nell' imparare a leggere furono riportati nel 1986
(7).
Linguaggio gestuale
Nel 1982 l'uso dei gesti stava cominciando ad
essere introdotto tra i bambini più piccoli in scuole speciali
del Regno Unito ed alcuni dei bambini con cui stavamo lavorando
l'appresero a scuola, dopo che avevamo insegnato loro a leggere.
Constatammo due effetti interessanti dell' apprendimento del
linguaggio dei segni.
Primo, che alcuni nostri bambini erano capaci
di dare col segno una corretta corrispondenza alle parole
scritte senza alcun ulteriore insegnamento. Comprendemmo che
questa era un' altra prova evidente che non sparavano a caso una
risposta, ma leggevano la parola stampata per il significato ed
erano in grado di sostituire la risposta della forma parlata che
avevamo loro insegnato al gesto assolutamente di loro propria
iniziativa.
Secondo, che per alcuni nostri bambini i segni
erano un modo di rispondere più facile e più veloce del parlare.
Guardavano una figurina e li vedevamo concentrati nel cercare la
corretta risposta orale, mentre le loro mani stavano già
compiendo il gesto corretto. Questo lasso di tempo supplementare
di cui avevano bisogno per produrre la risposta orale, ci
suggerì che i bambini potessero avere qualche tipo di ritardo
specifico nella produzione del linguaggio. Anche quando sapevano
cosa volevano dire, trovavano difficoltà nel dirlo.
Questa fu una delle prime indicazioni di cui
dovemmo prendere atto che non tutto il ritardo del linguaggio
tipico dei bambini con sindrome di Down fosse da addebitarsi a
un ritardo conoscitivo generale. Infatti il modo in cui essi
sostituivano parole di significato similare e usavano i gesti
nel leggere, rafforzò la nostra impressione che fossero più
intelligenti e capissero più di quanto fossero stati ritenuti
capaci.
Mimica
Nel visionare le nostre registrazioni dei
progressi dei bambini nella lettura, osservammo che un certo
numero di sequenze mostravano un bambino mentre cercava di
descrivere una sua esperienza o di spiegare qualcosa , ovvero
situazioni in cui il livello delle sue abilità linguistiche
risultavano inadeguate. Il bambino ricorreva all' uso combinato
di singole parole chiave e della mimica per tentare di far
giungere il suo messaggio. Questo rafforzava la nostra
convinzione che i bambini sapessero quello che volevano dire, ma
non fossero capaci di esprimersi a parole.
Vi sono molte ipotesi che si potrebbero
avanzare per spiegare queste osservazioni. Per esempio il
bambino potrebbe non aver posseduto la padronanza di abbastanza
vocaboli e nozioni grammaticali per riuscire a costruire le
frasi e aver supplito a questa carenza con l' uso combinato di
parole e gesti.
In alternativa potremmo supporre che il
bambino pensasse sotto forma di frasi, ma non sapesse tramutarle
in discorso.
D' altra parte eravamo abbastanza fiduciosi,
dopo aver visto queste sequenze, che per i bambini la conoscenza
del loro mondo fosse più avanzata di quanto non mostrasse lo
sviluppo del loro linguaggio espressivo. Ciò che iniziava ad
emergere era la possibilità che lo sviluppo del linguaggio dei
bambini fosse stata ritardato da una serie di difficoltà
specifiche di apprendimento del linguaggio in aggiunta agli
effetti di più generali difficoltà di apprendimento.
La lettura può aiutare a parlare?
Le nostre osservazioni sui nostri lettori
precoci e quelle di molti genitori e insegnanti (8, 9) che
seguirono il nostro metodo indicarono che l' ipotesi iniziale di
Leslie Duffen era esatta e che leggere era la via d' accesso
alla prima forma di linguaggio per questi bambini lettori con
sindrome di Down. Abbiamo raccolto studi sull' argomento, di cui
Daniel, Louise e Alistair sono esempi tipici.
Il miglioramento di Daniel registrato dal suo
insegnante a domicilio illustra l' effetto della lettura precoce
sullo suo sviluppo del linguaggio. Le prime parole pronunciate
da Daniel furono "Daddy", "teddy" a 14 mesi; egli usava una
cinquantina di parole singole a 2 anni e 3 mesi. Daniel era
stato avviato alla lettura a 2 anni e 4 mesi quando aveva un
vocabolario di circa cinquanta singole parole. Imparò a leggere
dieci parole in due mesi e le stesse venivano utilizzate per
costruire frasi di due parole perché le leggesse a 2 anni e 8
mesi. Queste, stando alle osservazioni della madre e del suo
insegnante, divennero rapidamente parte del suo linguaggio. A 2
anni e 11 mesi Daniel leggeva sei frasi di tre parole, che, di
nuovo con rapidità, inserì nella sua conversazione. A 3 anni e 4
mesi leggeva 66 parole e molte combinazioni delle stesse a 2 e 3
parole. Il mese successivo leggeva libri semplici e le parole
"and" (congiunzione) e "a" (articolo) fecero la comparsa nel suo
dialogo. A 3 anni e mezzo leggeva frasi di quattro parole,
mentre a 3 anni e 8 mesi leggeva 106 parole e parlava usando
frasi di sei parole. I suoi progressi proseguirono rapidamente e
a 8 anni, secondo i giudizi della scuola, il suo livello di
lettura corrispondeva a quello di un bambino di 12 anni e 4 mesi
e l'età dello spelling era paragonabile a quella di un bambino
di 9 anni e 9 mesi (10). Ecco quanto a 9 anni e 6 mesi sciveva
Daniel dopo una gita scolastica:
"Appena arrivati alla villa mi è sembrata
una piscina ma quando mi sono avvicinato ho visto che era una
villa. All'inizio ho pensato che era molto bella. Quando siamo
entrati c'era una costruzione di legno piena di gente e ho
pensato che cosa ci fa questa costruzione in mezzo alla villa.
Vicino c'erano le rovine di una villa romana. Volevo visitarla
perciò ci siamo divisi in gruppi. Io ero nel gruppo della
signora Blacks. Prima abbiamo fatto dei lavori sull'arco
d'ingresso poi abbiamo proseguito nel sotterraneo poi alla mia
parte preferita la sala da pranzo. Poi abbiamo incontrato
Stephen che stava andando di sopra allora la signora Gilbert ha
detto che se io avevo paura dell'altezza allora Katie e Hannah
potevano salire con loro. Ho fatto un bellissimo disegno di una
fattoria romana. Poi abbiamo pranzato e io e Stephen siamo
andati a scegliere una cartolina ma c'era troppa gente e Stephen
doveva finire i suoi disegni. Ho comperato la cartolina di un
castello romano mi piaceva molto così l'ho pagata. Dopo era ora
di tornare a scuola. L'altro pullman è partito senza di noi ma
l'abbiamo seguito e siamo tornati a scuola e abbiamo trovato una
scorciatoia."
Daniel ha difficoltà a scrivere e usa ancora
lo stampato. Preferisce usare il computer per scrivere e ha
scritto sul suo PC il racconto riportato qui sopra. Legge la
punteggiatura correttamente, ma ne tralascia molta quando
scrive. Ha frequentato una scuola normale e nella sua classe è
nella media in tutte le materie. La sua padronanza della
grammatica supera il livello che ancora nel 1990 si pensava
fosse raggiungibile da parte di persone affette da sindrome di
Down (11).
Louise fu avviata alla lettura a 3 anni e 2
mesi e imparò a leggere i nomi della sua famiglia "Mummy",
"Daddy", "Stephen" e "Louise" facendo giochi di accoppiamento.
Due mesi dopo imparò "car", "book", "shoe", "teddy", "ball" e
"doll". A 3 anni e 7 mesi "camminando", "dormendo" e "bevendo"
si aggiunsero al suo repertorio e leggeva frasi di due parole
come "Louise (sta) camminando", " Mamma (sta) dormendo". La
madre di Louise e la sua terapista del linguaggio prepararono
per lei dei libri semplici e un dizionario di figure nel quale
Louise doveva inserire le parole nelle giuste pagine. A 4 anni e
4 mesi leggeva trentacinque parole singole e alcune frasi di due
parole. Riusciva anche ad individuare parole a lei note in libri
di fiabe. Due mesi dopo riusciva a leggere più di sessanta
parole e frasi corte in giochi, frasi da completare e in libri.
Era anche capace di memorizzare e pronunciare intere frasi che
aveva letto prima. A 8 anni e mesi Louise aveva nella lettura la
precisione di un bambino di 7 anni e 4 mesi e la sua
comprensione del testo era paragonabile a quella di un bambino
di 6 anni e 8 mesi secondo il Test di lettura Neale. Stava
facendo buoni progressi sia nel leggere sia nello scrivere,
servendosi delle maiuscole come pure delle minuscole in una
calligrafia ben unita.
Alistair imparò a leggere alla stessa maniera
di Daniel e Louise. A 10 anni e 8 mesi aveva il livello di
lettura di un bambino di 7 anni e 11 mesi e di comprensione di
un bambino di 6 anni e 9 mesi secondo il Test Neale. A 9 anni
scriveva quanto segue in corsivo:
Storia di Natale
Sono il pastore in una notte molto fredda stavo curando il mio
gregge. I miei amici mi hanno parlato di un bimbo speciale
appena nato. Alcuni pastori dormivano profondamente. Li ho
svegliati e ho detto loro del bambino. Un angelo ha detto devi
andare a Betlemme a cercare il bambino. Sarà avvolto in un
drappo caldo e giacerà in una mangiatoia. Ho trovato il bambino
Gesù e questo mi ha fatto sentire molto felice. (10)
Simili studi analitici sono validi, tuttavia
non forniscono una prova definitiva degli effetti della lettura
sullo sviluppo del linguaggio, dal momento che questi bambini si
trovano in un'età in cui miglioramenti nella conversazione e nel
linguaggio sarebbero da attendersi o, forse, proprio questi
bambini erano destinati ad essere in ogni caso particolarmente
brillanti. A metà degli anni ‘80 non era possibile realizzare lo
studio longitudinale di un gruppo di bambini con sindrome di
Down abbastanza numeroso da rappresentare il tipico range delle
difficoltà di apprendimento e che permettesse di studiare gli
effetti dell'alfabetizzazione, dal momento che nella maggior
parte delle scuole speciali frequentate dai bambini non si
insegnava loro a leggere. Dovemmo attendere fino al 1993 per
dare l'avvio a questa ricerca (11), che descriverò in seguito.
Nel frattempo tentammo altre strade per raccogliere delle prove.
Nel 1994 portai i nostri video di Joanna e
amici al Professor Max Colheart del Birkbeck College
dell'Università di Londra, che era a quel tempo un esperto di
lettura ed egli disse che avremmo avuto veramente la prova
convincente che la lingua parlata potesse essere insegnata
tramite la lettura, se fossimo riusciti ad insegnare la
grammatica a teenagers con sindrome di Down, i quali a quel
tempo si riteneva avessero oltrepassato il periodo critico per
impararla. Perciò inizia questa ricerca nel 1985 (12, 13).
L'insegnamento della grammatica a teenagers
Lo studio aveva lo scopo di migliorare la
comprensione e la produzione della grammatica in un gruppo di 12
teenagers. Per sei diverse strutture di frasi l'insegnamento che
prevedeva come supporto l'uso della parola stampata si dimostrò
più efficace del solo uso del linguaggio e delle immagini. Tutti
i teenagers ottennero miglioramenti nel livello di lettura, ma
con grandi differenze individuali. I teenagers che progredirono
di più furono quelli che all'inizio del nostro studio avevano
poca o nessuna capacità di leggere ed erano considerati dalle
scuole i "meno capaci". Alla fine dell'anno di training, i
teenagers mostravano un significativo miglioramento nella
comprensione della grammatica ed un significativo aumento della
lunghezza delle espressioni usate nelle conversazioni di ogni
giorno; il raffronto era stato fatto con i risultati ottenuti in
un anno scelto precedentemente che non prevedeva alcun specifico
insegnamento oltre all'ordinaria pratica scolastica. Le
differenze individuali nell'entità dei risultati positivi erano
da collegarsi alle differenze nella funzione della memoria
uditiva a breve termine e nelle difficoltà nella produzione del
linguaggio. (12, 13)
Mentre insegnavo ai teenagers, ho realizzato
che la durata della memoria uditiva a breve termine di alcuni di
essi era così limitata da non consentire loro di riprodurre una
frase di sei o sette parole se l'avevano solo sentita
pronunciare, anche se erano in grado di produrre la versione in
parole chiave di una frase partendo da una figura presa a caso
senza punti di riferimento. Per esempio una teenager, Rebecca,
guardava la figura di un ragazzo seduto su una sedia e diceva
"egli siede la sedia", ma non riusciva a ripetere "egli sta
seduto sulla sedia" immediatamente dopo che l'avevo detto io,
mentre stavamo ancora guardando la figura. Lei, come molti altri
teenagers del gruppo, avevano digit span solo di 2 (digit span è
la misura di quante cifre una persona può ricordare
immediatamente dopo averle sentite elencare al ritmo di una al
minuto) (14). Rebecca aveva 15 anni e un teenager non disabile
della sua età dovrebbe avere un digit span compreso tra 6 e 7
cifre. Il mio gruppo di teenagers con sindrome di Down aveva
spans tra 2 e 4 cifre. Il lavoro pubblicato da Charles Hulme e
Susie Mackenzie della York University nel 1987 ha confermato che
gli spans della memoria uditiva a breve termine dei miei
teenagers erano tipici dei teenagers con sindrome di Down (15).
Il mio studio sull'apprendimento aveva
dimostrato che la lettura poteva essere utilizzata per insegnare
la grammatica e per migliorare le capacità di conversazione dei
teenagers con sindrome di Down. Aveva pure indirizzato la nostra
attenzione verso la loro scarsa memoria uditiva a breve termine
come un'altra delle possibili ragioni della loro difficoltà
nell'apprendimento della grammatica, apprendimento che per la
maggior parte dei bambini avviene semplicemente ascoltando
parlare la gente intorno.
Studi sulla memoria
Nel 1990, in collaborazione con un collega del
Reparto di Psicologia, Dr. John McDonald, e con l'aiuto di una
specializzanda , Irene Broadley, istituimmo una ricerca
sull'allenamento della memoria e abbiamo investigato
sull'efficacia di due tipi di programma (16, 17, 18). Ambedue i
programmi si dimostrarono efficaci nell'aumentare i tempi di
durata della memoria a breve termine dei bambini e i loro
miglioramenti erano notevoli per il primo anno dopo
l'allenamento se paragonati a quelli di un gruppo di controllo
costituito di bambini non trattati, ma non duravano oltre un
periodo di tre anni per tutti i bambini (19). Inoltre, i bambini
che avevano migliorato i tempi di durata della memoria
dimostrarono anche un miglioramento significativo nella
comprensione della grammatica, dando così ragione a quanto da
noi sostenuto, che cioè uno span di memoria limitato rendesse
difficile l'accesso alla grammatica. Tuttavia, non abbiamo
potuto verificare con certezza che il miglioramento del
linguaggio fosse dovuto solo al miglioramento della memoria, dal
momento che coloro che avevano fatto più progressi frequentavano
scuole normali e stavano imparando a leggere.
Quando nel 1995 il Dr. Glynis Laws sottopose
ad una valutazione quattordici bambini che facevano parte di
questo studio, trovò che c'era una qualche prova longitudinale
dell'effetto benefico della lettura sullo sviluppo conoscitivo
dei bambini. Quei bambini che avevano imparato a leggere dopo
che erano stati presi in esame per lo studio sulla memoria del
1991, avevano nel 1995 ben migliori punteggi nel linguaggio e
nella memoria di quelli che non avevano imparato a leggere,
sebbene nel 1991 non si fossero manifestate differenze
significative riguardo a questi indici tra i gruppi.
Sfortunatamente però Glynis osservò che tutti i lettori, tranne
uno, frequentavano scuole normali, mentre i non-lettori andavano
a scuole speciali, cosicchè non si poteva escludere l'effetto
positivo di essere in un ambiente dove si usa una lingua più
normale come avviene nelle scuole ordinarie. Ella prese quindi
in esame le valutazioni conoscitive dei lettori e dei
non-lettori nelle scuole speciali all'inizio dello studio del
1991 e constatò che i lettori risultavano ugualmente
avvantaggiati nei punteggi sia per la lingua , sia per la
memoria, nonostante fossero in un ambiente caratterizzato da un
linguaggio misero; perciò si direbbe che leggere sia la
variabile più importante in uno studio longitudinale. (20) I
risultati di un altro studio longitudinale su bambini in scuole
normali iniziato nel 1993 con un'altra specializzanda, Angela
Byrne, ci fornirà ulteriori dati su questo argomento.
Ricerche in corso
Angela sta seguendo i progressi di
ventiquattro bambini con sindrome di Down, confrontandoli con
quelli di un gruppo di loro compagni di classe di una scuola
normale paragonabili a loro per livello di lettura, come pure
con altri compagni che presentano normali capacità di lettura
per la loro età. Dal 1990 la maggioranza dei bambini con
sindrome di Down nella nostra specifica zona sono stati in grado
di frequentare le normali scuole locali utilizzando il sostegno
solo per particolari necessità, cosicchè possiamo ora studiare
gruppi rappresentativi di bambini tutti nello stesso ambiente
sociale. Si deve soprattutto al lavoro della mia collega Gillian
Bird questo programma nelle scuole normali (10). Egli lavora con
me dal 1983, contribuendo al programma di ricerca e dando alle
scuole sostegno professionale. Senza il suo lavoro concreto
nelle scuole e coi genitori, non avremmo questo gruppo di
lettori con sindrome di Down su cui fare ricerca.
La ricerca di Angela consiste nel registrare i
progressi di tutti i bambini nel leggere, scrivere e fare lo
spelling, osservandone le strategie conoscitive nel leggere ed i
legami esistenti tra le capacità di lettura, linguaggio e
memoria. L'età dei bambini era compresa tra i 5 e i 12 anni
all'inizio della raccolta dei dati nel 1994. Tutti i bambini con
sindrome di Down stanno imparando a leggere e l'età di lettura è
compresa tra i 5 e gli 8 anni e 5 mesi. I bambini con sviluppo
tipico, identificati dai loro insegnanti lettori medi per la
loro età, hanno un profilo conoscitivo adeguato all'età riguardo
a tutti gli indici, mentre nelle stesse classi i bambini con
ritardo di lettura rispetto all'età risultano essere pure in
ritardo in maniera significativa nei confronti dei lettori medi
su tutti gli stessi indici. I bambini con sindrome di Down
uguagliano quindi i lettori più indietro circa gli indici di
lettura, ma sono significativamente in ritardo rispetto a questi
negli indici concernenti calcolo, linguaggio e memoria. Per ora,
in altre parole, i bambini con sindrome di Down mostrano
capacità di lettura avanzate se paragonate a tutte le altre loro
capacità conoscitive.
Un anno dopo i bambini con sindrome di Down
non differiscono in maniera significativa dai lettori in ritardo
nei progressi di lettura, in altre parole ambedue i gruppi hanno
fatto progressi simili. Ma Angela ha preso in esame anche le
loro strategie di lettura. Una ricerca sullo sviluppo della
lettura nei bambini mostra che tutti i bambini passano da uno
stadio logografico (le parole vengono riconosciute a colpo
d'occhio) ad uno stadio alfabetico (le parole possono essere
pronunciate lettera per lettera) e quindi ad uno stadio
ortografico (12). Alla fine del primo anno del suo studio Angela
ha potuto dimostrare che i bambini con sindrome di Down non
procedono alla strategia alfabetica alla stessa rapidità dei
lettori in ritardo, sebbene stiano al passo con questi quanto a
performance di lettura.
Infatti essi si servivano ancora di strategie logografiche o
visive.
Per essere in grado di procedere ad una
ricodificazione alfabetica o fonologica , un bambino deve poter
sentire tutti i suoni delle parole e, visto la perdita d'udito e
i problemi nel processo uditivo che i bambini con sindrome di
Down spesso hanno (22, 23), probabilmente questo li rende meno
capaci di utilizzare questa via con la stessa facilità dei
bambini loro pari con sviluppo normale. I nostri studi a
tutt'oggi mostrano che, nonostante queste quanto mai reali
difficoltà aggiuntive per i bambini con sindrome di Down
rispetto a quelli con sviluppo normale, i bambini con sindrome
di Down, pur progredendo lentamente, riescono alla fine ad
utilizzare la ricodificazione fonologica nella lettura e nello
spelling. Ricerche sui legami tra i progressi nel leggere da
parte di bambini con sviluppo normale ed altri aspetti dello
sviluppo conoscitivo indicano interazioni reciproche. Più
conoscono la lingua e quanto maggiori sono l'attenzione
fonologica e le capacità di elaborazione della memoria che i
bambini dedicano all'impegno della lettura, tanto più
rapidamente impareranno a leggere nel corso del primo anno in
cui verrà insegnata loro la lettura. Durante il secondo anno il
fatto di riuscire a leggere mostra di sviluppare capacità di
elaborazione della memoria e attenzione fonologica.(24, 25)
Essere capaci di leggere significa aver accesso alla conoscenza
e nei bambini la più grande esplosione del vocabolario è tra
circa 7 e 16 anni, periodo in cui i bambini normalmente imparano
in media tremila parole all'anno (26). Leggere e scrivere
insegnano anche ai bambini la corretta grammatica (27). Perciò i
benefici della lettura che noi stiamo vedendo nei bambini con
sindrome di Down sono gli stessi che la ricerca ritiene
prevedibili sui bambini non disabili.
Bambini con altre forme di disabilità
Noi crediamo che pure altri bambini con
difficoltà di apprendimento del linguaggio potrebbero trarre
benefici dall'insegnamento della lettura secondo le modalità che
abbiamo seguito per i bambini con sindrome di Down. Con un altro
specializzando, Michele Appleton, abbiamo iniziato a studiare
l'influenza di una lettura precoce sui progressi dei bambini
sordi in età prescolare, facendo un raffronto tra i loro
progressi e quelli di venti bambini con sindrome di Down e venti
bambini non disabili. Dopo un anno, i bambini con sindrome di
Down e i bambini non disabili progrediscono alla stessa
velocità; di ogni gruppo alcuni bambini hanno ottenuto col solo
aiuto della vista un vocabolario di 60 - 70 parole ed alcuni di
solo poche parole, senza che esistesse tra di essi alcuna
differenza significativa. In qualsiasi modo i bambini sordi
trovano maggiori difficoltà e hanno ottenuto finora pochi
successi, sebbene per il momento non vorremmo trarre conclusioni
di alcun tipo circa i motivi. Si sa benissimo che bambini
seriamente e totalmente sordi hanno grande difficoltà
d'alfabetizzazione e che meno della metà sono capaci di leggere
quando lasciano la scuola, perciò questo è un importante campo
di ricerche future (28, 29, 30).
Prevediamo di estendere il nostro lavoro ai
bambini autistici nei prossimi anni, dal momento che studi in
America indicano che anche a loro si può insegnare il linguaggio
tramite la lettura, sebbene questi la apprendano in modo diverso
rispetto alla maggior parte dei bambini. Infatti i bambini
autistici imparano il linguaggio a blocchi per ecolalia e fanno
un maggior e differente uso delle immagini visive (31, 32).
Conclusione
Noi ora sappiamo che nei bambini con sindrome
di Down il ritardo nel modo di parlare e nell'uso della lingua
non è dovuto solo ad un deficit mentale globale, come si
supponeva nel 1980. In altre parole, si pensava che il loro
linguaggio riflettesse il loro modo di interpretare il mondo e
che ci si potesse attendere pochi miglioramenti perché questo
era di origine genetica (1). Noi sosteniamo invece che è vero il
contrario, che per i bambini il modo di interpretare il mondo
dipende in maniera determinante dalla loro capacità d'imparare
la propria lingua. Ogni parola che un bambino impara, attira la
sua attenzione a qualche aspetto del mondo o a persone che vi
vivono. La quantità del vocabolario di un bambino riflette
l'estensione delle sue conoscenze ed inoltre il linguaggio
diventa uno strumento per pensare, ragionare e ricordare.
Ciascun bambino che presenti un ritardo nel linguaggio sarà
quindi a rischio di ritardo in tutte le aree di sviluppo
conoscitivo o mentale.
Vorrei concludere riportando quanto mi ha
scritto un genitore, visto che fu così che ebbe inizio l'intero
progetto.
"A Emma ho cominciato ad insegnare a leggere
dopo un Suo discorso a Bristol sette anni fa. Mia figlia aveva
allora 2 anni e 4 mesi. Ora ha 9 anni ed è una brava ed avida
lettrice. Frequenta la nostra normale scuola elementare locale e
si difende bene nella sua classe al secondo anno del secondo
ciclo. Sembra proceda a passi da gigante. Il fatto di saper
leggere ha significato così tanto per lei (33).
L'ha aiutata a parlare. Per esempio quando ha
incominciato a leggere a 2 anni, parlava in modo comprensibile
ma non perfetto perché ometteva gli articoli determinativi e
indeterminativi, le preposizioni, ecc. Il cambiamento avvenne
quando riuscì a costruire frasi con le parole scritte.
Oggi i suoi discorsi sono compiuti e il suo
insegnante ha commentato all'ultima riunione dei genitori che la
ricchezza del suo vocabolario e il suo modo di esprimersi
surclassano molti dei suoi compagni.
Le sono stati d'aiuto la stima degli altri
bambini nei suoi confronti e soprattutto il suo amor proprio.
Tutti, sia lei sia gli altri, sapevano che nella lettura era tra
i migliori della classe. Questa bambina, apparentemente meno
capace, non era dopo tutto meno dotata!
Emma è ora una lettrice indipendente e i libri
l'aiutano moltissimo. Si sveglia presto e legge almeno un'ora
ogni mattino. Sceglie i suoi libri da sola, ma è soddisfatta
qualsiasi cosa legga. ridacchia quando legge "The Twits" e
piange per "Heidi". Questi sono al momento i suoi libri
preferiti e continua a rileggerli. Tuttavia legge con lo stesso
entusiasmo poesie, il suo atlante, i suoi libri di storia o di
scienze, ecc. dai quali impara molto. Emma ama la sua Bibbia. E'
molto fiera quando la sorellina di cinque anni le porta il
giornale e le chiede "A che ora è il tal programma alla TV?"
Emma è sempre in grado di dirglielo e io capisco quanto Sarah,
che a mio avviso intuisce o piuttosto è cosciente della
diversità di Emma, sia emozionata all'idea che per una volta la
sua sorella maggiore possa fare la figura della "sorella
maggiore".
Traduzione di Renza Balgera
Milano, Giugno 2004
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